Crescere con la mamma

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Presto tutti i nostri cuccioli saranno con le loro nuove bellissime famiglie. Giusto in tempo per trovare sui social un video che spopola in cui una mamma Golden molto duramente allontana tutti i suoi piccoli con ringhi pesanti e minacce a denti scoperti.  Leggo sommariamente i vari commenti nei gruppi di chi sostiene con fermezza che è un bene che ci pensi la mamma a impartire lezioni così dure. Si sa, crescere con la mamma e non levare un cucciolo precocemente è fondamentale per uno sviluppo equilibrato. Una mamma poi, ha sempre i suoi buoni motivi (ha ragione, è natura, l’inibizione di certi comportamenti è un compito materno) e questa azione è fondamentale per non portarsi a casa un cucciolo che quasi sicuramente diverrà un cane problematico. Bene… anzi, no.

Ma è vero che se i cuccioli non vengono ammoniti duramente non diverranno adulti equilibrati?

Io non lo penso e la nostra piccola esperienza ci da ragione. Crescere con mamme nervose, stressate, affamate, troppo irruente o sotto pressione non è positivo, hanno bisogno di aiuto. Sì, di aiuto, proprio come le mamme umane. Come in molte specie di mammiferi, il branco, la famiglia, il gruppo sociale si prende carico dell’educazione e del fabbisogno di mamma e cuccioli. Così i lupi procurano il cibo alla mamma, i leoni riservano ai cuccioli parti specifiche per favorire lo svezzamento e gli elefanti si stringono a proteggere il cucciolo. Il regno animale ci da importanti insegnamenti e troppo spesso la nostra mente razionale cerca spiegazioni (o giustificazioni) a mancanze che forse proprio l’uomo ha favorito.

Ho adottato Kody * prelevandolo dal gruppo famiglia (mamma, papà e fratelli) a 45 giorni presunti . La mamma era visibilmente provata dall’ennesimo parto, aveva una pettorina ad H durante tutta l’esperienza dalla monta alla gestazione. Il proprietario si giustificò dicendo che era una cagna mordace e la pettorina era necessaria per la gestione. Il papà era un orso buono che non trovava spazio tra mamma in continua minaccia e cuccioli che si attaccavano a lui, molto tollerante. Da parte sua mai un ringhio o un gesto che potesse preoccupare i piccini.

Bevevano da due secchi d’acqua della pittura e talvolta qualche cucciolo ci finiva dentro e annaspava col rischio di affogarsi. Ho assistito a scene molto dure, toste, aggressive della mamma che era stanca e provata senza spazi adeguati e senza tregua da quei piccoli affamati e bisognosi di attenzioni. Mangiavano tutti cibo scadente in scatola e consultato il veterinario decisi di prelevare in anticipo il mio cucciolo. Il proprietario non lo faceva per lucro ma per pura noncuranza. Ogni calore i genitori si accoppiavano e nascevano cuccioli pieni di vermi e che si riempivano presto di zecche.

Affiancai Kody a 2 femmine adulte, mamma e figlia.

Grazie a questa opportunità presto imparammo tutti che i buoni insegnamenti, non sempre arrivano per forza da chi ha legami di sangue. Shira, 10 anni compiuti osservava scostata le interazioni della figlia Smilla col piccoletto e se il gioco o il monito era troppo intenso si alzava e divideva i due neri per poi lasciarli riprendere. Kody ha imparato tutto da quelle due splendide cagnette che io porterò sempre nel cuore.

Passano gli anni e decido di allevare

Ora ho un campione abbastanza rilevante per fare le mie considerazioni. L’esempio è il miglior insegnamento. Ciò che viene tramandato dai genitori non è, solo il corredo genetico, ma anche quello che è l’esperienza (o ambiente se preferiamo).

Mamme serene cresceranno con amore e attenzioni cuccioli altrettanto propensi a essere buoni genitori.

La madre è la prima figura di attaccamento dei cuccioli ed è fondamentale favorire il suo benessere psicofisico. Non è sufficiente però fornire prigioni d’oro e cibo di alta qualità per renderla serena. Riuscire ad ascoltare le sue richieste e valutare se assecondarle o comunque tenerle in considerazione è indispensabile. In ogni specie le mamme non dovrebbero mai essere lasciate sole alle loro fatiche. Un detto antico dice “per crescere un bambino ci vuole un villaggio” ed è così.

Il ruolo del papà e l’importanza del branco

Ormai per noi è una costante: da quando i cuccioli entrano in relazione con gli adulti, Baloo ed Anja rigurgitano il cibo ai piccoli. Le cure parentali ci fanno capire quanto sia importante per un gruppo famiglia privarsi di qualcosa come la risorsa cibo per poter preservare la vita e la specie. Quest’ultima cucciolata, anche papà Oscar, nonostante la giovane età, si è preso l’impegno di svezzare i cuccioli, rigettando loro il pasto.

A casa nostra abbiamo avuto 3 mamme e 5 cucciolate in tutto

Eva alla prima cucciolata era davvero impacciata, pareva dirmi “ma cosa devo fare?” l’ultimo periodo, dai 50 giorni in avanti era davvero stanca. Ora, con l’esperienza, so che avrei potuto aiutarla di più. Come? Favorendo momenti esclusivi con ogni cucciolo e magari integrando prima con del cibo solido. La seconda cucciolata era una mamma già diversa, ha cresciuto il piccolo Maui e i due orfanelli come se crescere dei pargoli fosse la cosa più naturale al mondo.

Anja, la prima cagnolina allevata da noi, figlia di Eva, possiamo considerarla una mamma moderna. Si fidava ciecamente di tutti i membri del branco e delegava spesso ad altri le cure parentali. I suoi cuccioli erano i figli del branco. Splendida già alla prima esperienza, lucida ed organizzata ha lasciato che i piccoli imparassero serenamente a rapportarsi con gli adulti.

Elettra alla prima cucciolata ha preferito tutelare i suoi piccoli il più possibile e al momento di presentarli al mondo non era affatto concorde. Entrava in ansia, voleva radunarli e non approvava che si prendessero la libertà di interagire con gli adulti. Abbiamo deciso che il tempo era prezioso e complici dei soggetti davvero competenti chiedevamo ad Elettra di restare in casa per dare il tempo ai piccoli di scoprire il mondo con i grandi. Le migliori lezioni le hanno date i parenti. Quest’ultima cucciolata abbiamo visto che Elettra era già maturata. Molto più serena ma comunque apprensiva e contraria all’ingresso dei cuccioli in società fino alla loro “maggiore età”. Anche questa volta abbiamo deciso che aiutare non avrebbe fatto male. Sempre presenti le abbiamo dato supporto sostenendola quando si agitava cercando di tenere sotto controllo le otto trottole che correvano in giardino

La nostra scelta si è nuovamente rivelata vincente.

Cuccioli competenti, assennati che sapevano precocemente fin dove spingersi con gli adulti, a chi elemosinare cibo e con chi giocare. Hanno imparato velocemente che non si può correre in presenza di zia Gea, giovane e vivace, e che tirare la coda a nonna Eden non era il passatempo più sicuro del mondo.

Concludendo non possiamo che provare dispiacere leggendo commenti di apprezzamento a video di mamme abbandonate a loro stesse, stressate e in difficoltà. Noi abbiamo deciso di esserci costantemente per loro e per tutti i nostri cani cercando di aiutarli a mantenere il loro benessere psicofisico.

Sperando di aver posto le basi per una riflessione da un punto di vista diverso.. viva la mamma!

*Una precisazione su Kody

Quella di Kody si può considerare un’adozione. Non è consigliabile “prelevare” un cucciolino così piccolo dal contesto di origine, ma valutate le circostanze è stato concordato così. Mi viene da dire di tenersi ben lontani da mercanti di cani che mettono fretta agli aspiranti proprietari con le scuse più disparate: “la mamma li allontana, non li allatta più..”, portare a casa un cucciolo da un personaggio simile non può che essere garanzia di truffa e nessun amore per quella madre e cuccioli.

Nel mio caso, Kody è stato preso a titolo gratuito: due giorni dopo sono stati assegnati tutti gli altri fratelli attraverso un giornalino di annunci locale.

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